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| Il Campanile della Pietrasanta, ancora svettante |
L’immaginario collettivo che riguarda il medioevo, l’idea stessa che del medioevo ci è stata consegnata da una spesso inadeguata educazione allo studio, ci presenta città oscure, ripiegate su sé stesse, incapaci di dare prosieguo all'incredibile vicenda romana in rapido dissolvimento: a Napoli invece gli splendidi portici, i tempi degli dei pagani, le grandi piazze, i mercati, i luoghi di svago vengono sostituiti da una selva di chiese, parrocchie, orti cittadini (uno splendido esempio di adattamento), campanili, torri. Tutto sembra insomma essere testimonianza di una straordinaria voglia di resuscitare, di saper pigliare ‘o bbuono da ‘o malamente.
Proviamo a fare un salto nel tempo.
Siamo sul decumano maggiore della città greco-romana, nel pieno del VI secolo.
Con uno sguardo riusciamo ad abbracciare a pochi passi le mura che cingono la città romana, in lontananza vediamo i campi e forse riusciamo a scorgere la collina dove un tempo sorgeva la città antica; una delle porte, lì a pochi passi; se guardiamo davanti a noi qualche centinaio di metri più in basso, il dolce degradare del monterone verso il mare (scorgiamo i resti dell’antico porto minore della città, dove lasciammo il nostro malinconico amico, protagonista dello scorso racconto); alle nostre spalle l’alta collina su cui sorgeva l’antica regio marmorata, il quartiere (diremmo oggi) forse più ricco di marmi e monumenti (sorgeva lì, ad esempio, il teatro in cui cantò Nerone); più lontano ancora, lontano dalle mura, le sepolture greco-romane e cristiane: siamo, insomma, nel centro della città, a pochi passi dal foro. È proprio qui probabilmente, in questo luogo ormai trascurato, trasformato in sversatoio delle immondizie (segno dei tempi), che avviene una prima significativa svolta culturale per la nostra città: il vescovo Pomponio, guida spirituale (e come spesso accadeva a quei tempi anche politica) della città in uno dei momenti più duri della nostra storia (la guerra greco-gotica è alle porte) difende i suoi concittadini dall’eresia gota e con una grande intuizione politica (quanto straordinari erano quegli uomini!) riesce in un colpo solo ad ampliare la sua base di consenso e a rafforzare la già fiorente comunità cristiana di Napoli.
Il cristianesimo nel VI secolo s’è ormai avviato da tempo ad essere prettamente “maschilista”, con le donne relegate in ruoli marginali (diaconie, assistenza ai poveri e bisognosi soprattutto): una religione così rigida non poteva in alcun modo permettere la persistenza di antichi luoghi di culto appannaggio esclusivo delle donne o, peggio, ammettere anche solo il ricordo delle donne in ruoli di potere (anche se, giova ricordarlo, le catacombe di Napoli ci restituiscono importanti testimonianze di donne che svolgevano catechesi).
Torniamo a noi.
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| Il demonio della leggenda |
È interessantissimo notare come Pomponio, da esperto politico quale doveva necessariamente essere un vescovo all’epoca, sia riuscito in un solo colpo a risolvere più problemi: recupera un luogo cittadino da tempo condannato, come dicevamo, ad essere occupato dalle immondizie; mette al sicuro i suoi fedeli con la costruzione di una basilica ponendoli direttamente sotto la “giurisdizione” della Vergine Maria; e (forse l’aspetto politicamente più rilevante) guadagna un avamposto cristiano su uno dei luoghi maggiormente “pagani” della città. Sorgeva infatti in quest’area, probabilmente sullo stesso sito, l’antico tempio di Iside in età greca e poi di Diana (protettrice delle partorienti e divinità preposta alla caccia, culto quindi marcatamente femminile) in età romana: le sacerdotesse di Diana (le “dianare”, che oggi conosciamo meglio come… janare) secondo alcuni ancora attive, venivano additate dagli uomini di evocare il demonio, di fare oscuri riti pagani…di essere colpevoli, in sintesi, della presenza di quel demone che tanto aveva spaventato i napoletani.
Purtroppo oggi della primitiva chiesa restano pochissime tracce, direi quasi nulle (tracce di un mosaico romano e, nella cripta, i pochi resti paleocristiani. E altro su cui torneremo tra poco): gli interventi nel corso dei secoli, i restauri, la moda barocca e poi quella di bombardare dal cielo le nostre città hanno reso del tutto diverso questo edificio: addirittura, a metà ‘900, solo un intervento della sovrintendenza ne ha evitato l’abbattimento. Recuperato e restaurato, dal 1990 è il centro “musicale” della Chiesa Napoletana, e ne possiamo ammirare le forme tipiche degli edifici religiosi di XVII/XVIII secolo, con accanto una piccola cappella e la splendida cappella Pontano, un capolavoro del Rinascimento.
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| Un glifo posto sulla parete del campanile |
Vale a dire, probabilmente, il più antico del mondo.
Restano da spendere due chiacchiere oziose sul sottosuolo che, come in qualsiasi altro luogo del nostro centro storico, è il negativo di tutto quello che c’è in alzato: nei cunicoli che corrono al di sotto della Basilica, alcuni simboli graffiti scoperti nel 2011 ma cercati per decenni, forse per secoli, da studiosi e archeologi napoletani, chiara presenza dei templari…che forse qui sotto erano soliti riunirsi. Per quanto riguarda la pietrasanta, elemento fondante di tutta la leggenda del complesso, non se n’è mai trovata traccia: peccato, perché pare che chi riesca a baciarla sia redento da tutti i suoi peccati. Così come resta forse per sempre impossibile da verificare l’ultima leggenda relativa al monumento: pare, si dice, si racconta che da qualche parte qui sotto sia sepolto papa Evaristo, uno dei primissimi successori di Pietro. Nessun dato archeologico, per ora, conforta questa ipotesi: tuttavia, la leggenda vuole che una sensazione di benessere si sprigioni dal sottosuolo nel giorno della sua commemorazione, che cade il 27 di ottobre.
Ci siamo quasi, che dite…volete provare?
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| Il "Ludus Latrunculorum", evidenziato fra gli altri marmi |
È il VI secolo: il nostro amico napoletano guarda con aria triste il piccolo porto, le banchine insabbiate e i pochi resti. Si avvia, nel pomeriggio inoltrato che tende già al tramonto, verso il centro…dove un diavolo travestito da maiale terrorizza i passanti. Egli stesso non sa se crederci. Spesso, di notte, qualcosa di strano accade di sicuro, fra grugniti e lamenti di ubriachi. Eppure “sembra tutto così assurdo…con i goti che si dice siano alle porte, con gli enormi problemi di ordine pubblico, con lo stato che è sempre più distante e il ricordo dell’antica grandezza sempre più sbiadito…e voi pensate al diavolo? Mah. Qui c’è da capire come tirare avanti. Ci penserò domani, un bicchiere e torno a casa”. Incontra un paio di amici: insieme a loro si dirige nella piazzetta dove c’è una panchina e, fra una partita e l’altra al ludus latrunculorum con una tazza di vino caldo stretta in mano, viene a sapere che ci sono grandi novità, che Pomponio domani riceverà i fedeli per discutere il da farsi. Si dice abbia avuto una visione, si parla di una pietra dai poteri magici, si dice che smantellerà tutto per costruire una chiesa nuova…si dice anche un bel campanile.
Mentre ci pensa, lo sguardo distante verso il futuro, immagina quel campanile…e intanto ha perso l’ennesima partita.




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