domenica 22 ottobre 2023

Sant'Agostino alla Zecca.

Una chiesa talmente grande da non poterla fotografare per intero, letteralmente affogata fra i palazzi che nei secoli le si sono affiancati. Una chiesa salvata quasi per miracolo dal nefasto Risanamento, che l'ha costretta in un vicolo oscuro al margine del piemontese corso Umberto. Nella pianta Baratta appare un edificio austero, monumentale, così grande da gareggiare con il Duomo cittadino: voluto da Carlo I d'Angiò, e terminato sotto Carlo II e infine Roberto D'Angiò, fu ripetutamente rimaneggiato e restaurato fino al drammatico sisma del 1980. Da allora, poco più di 40 anni, nessuno l'ha più vista aperta: perennemente cantierizzata, sensibile ai crolli, ricettacolo per immondizia, tossici e malaffare, è uno dei principali simboli del degrado (ormai secolare) in cui versano molti dei nostri monumenti. Attualmente non esiste neppure un inventario delle opere d'arte al suo interno. Studiando la pianta Baratta l'ho sempre immaginata come la grande cattedrale gotica per eccellenza, pur non avendola mai visitata, pur sapendo che di quel memorabile gotico rimane poco o nulla. La si vede bene, nel lavoro del Baratta, ergersi poderosa fra le piccole abitazioni d'età medievale, visibile praticamente da qualsiasi punto della città, come fosse un faro, una guida sicura per chi si aggirasse nei vicoli scuri, un riferimento sicuro e un vanto, per chi la mostrasse ai forestieri. nell'ultima foto, la sua malinconica situazione attuale: letteralmente affogata nel cemento, mortificata dalle costruzioni del Risanamento, illeggibile in quello che doveva essere il suo splendore e per di più inaccessibile.